Libero ma non gratuito

Sabato 18 Ottobre 2003 potrebbe essere considerata, in futuro, la data della fine dell'internet "gratuito" in Italia. Infatti, con una email giunta a tutti i suoi abbonati, il portale Libero-Inwind ha fatto sapere che da novembre l'accesso agli indirizzi di posta elettronica rimarrà gratuito solo per i clienti che utilizzano i loro servizi di connessione (Analogiche, ISDN, ADSL ecc.)

Per tutti gli altri rimarrà la possibilità di consultare la posta attraverso il sito ma non si potrà più scaricarla sul proprio computer con un programma come Outlook, Eudora, ecc. Per continuare a farlo, pur essendo collegati con altri fornitori di accesso alla rete, toccherà pagare il servizio: 1,25 euro al mese nell'offerta base, 2,5 per avere anche il filtro contro lo spamming (la posta indesiderata) e i virus. La motivazione? "Continuare ad assicurare servizi di qualità".

Tutto bene? Non proprio. Intanto perché questa richiesta giunge dieci giorni prima del termine ipotetico per scegliere. Davvero poco se si considera che molti utenti utilizzano questi servizi dal '99, quando nacque Libero.it, e da allora dandolo ad amici e scrivendo in forum pubblici, hanno veicolato il logo "@libero.it" e quindi le fortune commerciali di quello che ora è il portale di riferimento di milioni di utenti.

All'ufficio marketing di Libero.it avranno pensato che a molti sembrerà più utile pagare poco (ottenendo anche una soluzione ai problemi di virus e spam), piuttosto che subire il disagio di aprire una email altrove, comunicare il cambiamento ai propri contatti col rischio di perdere tempo e messaggi. Il fatto, poi, che in una successiva email il termine ultimo sia stato definito per l'11 Novembre, cambia di poco le cose e in tanti l'hanno capito a giudicare dalle proteste nei forum di discussione.

Ascesa e caduta del gratuito in rete

Ma c'è di più e di peggio. In realtà questa scelta di Libero avrà un forte impatto perché coinvolgerà una grossa fetta dell'utenza internet italiana, ma già ora segna l'ennesima tappa di un processo in corso da tempo (anche Supereva e Tin.it hanno fatto la stessa scelta) che ha già ristretto gli spazi sul web. Per esempio ancora Libero-Wind, a marzo, ha ristretto l'accesso alla comunità web "gratuita" Digilander solo agli utenti connessi con lo stesso servizio giustificando la scelta con l'impossibilità dell'anonimato e nel nome della lotta alla pedopornografia e ai contenuti "illegali", ed altri esempi di commercializzazione di servizi "gratuiti" in rete stanno segnando lo stesso percorso: Google che compra uno dei maggiori servizi di Blog per interesse commerciali, la chiusura degli archivi gratuiti dei maggiori quotidiani italiani o le restrizioni alle liste gratuite di Yahoogroups che negli ultimi tempi hanno anche notevole problemi di bouncing e spamming. D'altra parte il sito Libero.it nacque con questo nome, dal gestore telefonico privato "Infostrada", con l'inizio della liberalizzazione del mercato e la fine del monopolio della Telecom statale, proprio per suggerire un'idea di "libertà e gratuità" all'utenza italiana da tempo flaggellata dalle scelte commerciale dell'unico getore pubblico e dai costi della TUT, la Tariffa Urbana a Tempo, con la quale ci si collegava da casa attraverso modem e telefono, che non distingueva tra traffico vocale e traffico di rete costrigendo a bollette salate. Oltre a questo, in più, per "entrare in rete" si era obbligati anche a pagare il servizio d'accesso ad un gestore privato (intorno alle 300.000 lire di allora). Allo stesso modo di affermò la "FREElosophy" di Tiscali, che nel frattempo è diventata il primo provider in Europa ed ha assicurato notorietà e qualche interesse politico al suo amministratore Renato Soru. Ma come era possibile dare servizi gruitamente anche se implicavano un costo? Il sistema era (ed è) semplice: una parte del costo di connessione pagato dall'utente al gestore telefonico viene dato al fornitore di servizi internet. Ne consegue che più utenti si collegano e più questo gestore guadagna. Ovviamente questo non ripaga immediatamente dell'investimento iniziale nel dover progettare una struttura che possa permettere a chiunque di potersi registrare e accedere alla rete gratuitamente, ma cerca di acquisire la fetta di torta più grossa possibile di un'utenza fidelizzata da rendere quota di mercato una volta trasformati i servizi da "free" (gratutiti) a "pay" (a pagamento) per recuperare il disavanzo e cominciare a fare profitti. Questo meccanismo aprì una stagione che oggi vede quasi 14 milioni di italiani collegati e fu un paradigma di mercato (per esempio nella diffusione dei programmi "gratuiti") centrale nell'idea tutta "lustrini e pailettes" dell'internet commerciale che gonfiò la bolla della new economy. Dall'altra parte, nei fatti, lo scoppio di quella bolla che altro era se non l'impossibilità di ricomporre le contraddizioni tra investimenti sempre più forti per fornire proposte allettanti agli utenti (in termini di servizi: acessi veloci, caselle capienti, ecc.) e agli azionisti (in termini di performance borsistiche) e la realtà dei fatti: "break even point" (punto di pareggio fra l'investimento sostenuto ed il ricavo ottenuto) sempre più lontani, massimalizzazione dei profitti operate sul taglio dei costi del lavoro piuttosto che sulla qualità, indebitamenti e fallimenti?. Tutto questo ha messo in evidenza quale modello economico ha alimentato in tutto questo tempo l'ideologia della "società dell'informazione". L'idea, cioé, di un mercato illimitato per "vendere" prima "gratuitamente" e poi chiedendo il conto, connessioni e contenuti, per loro natura immateriali in un contesto dove l'accesso diventa bene primario, senza il rischio di fasi cicliche che portano a saturazione i mercati con le conseguenti crisi di sovrapproduzione tipiche dei beni materiali (vedi oggi l'industria dell'auto dopo ver venduto quasi due automobili ad ogni famiglia occidentale). Il mercato dell'informazione, invece, come per i servizi (energia, trasporti, ecc.) o beni essenziali (cibo, acqua, medicine, ecc.), avrebbe dovuto garantire affari costanti. E se non è stato così, è stato grazie anche al protagonismo che in buona misura ha saputo esprimere il popolo della rete riappropriandosi dell'innovazione tecnologia e decidendone l'utilizzo, uscendo fuori dal ruolo di semplici consumatori che tante visioni ha alimentanto grazie all'iperliberismo dei managers senza scrupoli che non ci hanno risparmiato neanche casi eclatanti come la frode di WorldCom. In questo senso ha avuto ragione chi da tempo sosteneva che tanto sull'accesso (vedi anche Cammarata) che sui contenuti il problema non era affermare un principio di "gratuità" che poi si è dimostrato fittizio come la "libertà" (e i diritti) che ha generato, ma stabilire quale principio generale tutelare e vincolare, in questo senso, i soggetti in campo. Oggi, invece, assistiamo, con la fine del miraggio della gratuità, all'affermazione delle strategie commerciali dei soggetti più forti: ex monopolisti o coloro che hanno saputo integrare la convergenza tra la fornitura dell'accesso, di servizi e di contenuti (mettendo in premessa i nuovi monopoli e conflitti d'interesse di domani). Il risultato è Libero-Inwind che decide di cominciare a far pagare i suoi servizi di posta, i più diffusi in rete, a chi non si collega con i propri punti di accesso, ma anche Kataweb, del gruppo Editoriale "L'espresso", che offre agli abbonati del proprio servizio ADSL la lettura dell'archivio degli articoli di Repubblica, o Tiscali che stringe accordi per offrire archivi di musica "gratuita" (e legale) ai propri utenti.

Dall'internet gratutito alle alternative libere

Che questa strategia commerciale, quindi, si affermi tout court è tutto da vedere. Da tempo, intorno alle questioni collegate ai nuovi diritti nella società dei saperi e della comunicazione, si intreccia un fitto dibattito che ha portato, solo per citare le più recenti, proposte importanti come quella di una costituzione avanzata da Stefano Rodotà, ma anche progetti come "Il secolo della Rete" promosso da diversi soggetti che si occupano dei nuovi paradigmi produttivi ed economici generati dalle nuove tecnologie, fino alle istanze che la campagna CRIS e i movimenti di Geneva03 porteranno al World Summit of Information Society (Summit mondiale sulla Società dell'Informazione) organizzato per dicembre a Ginevra dall'ONU. D'altra parte il problema non è pretendere che in rete ogni cosa sia gratuita, ma che venga riconosciuto il valore sociale della comunicazione prodotta. Il fatto, cioé, che se è vera la legge di Metcalfe per la quale il valore di una rete cresce in maniera esponenziale al numero di nodi (leggi siti, liste, blog, ecc.) che vi si aggiungo, questo valore è sociale prima che commerciale. D'altra parte anche l'aspetto economico non può prescindere dal modello sul quale si innesta, per questo diventa importante non solo una rete dove i principi di proprietà intellettuale salvaguardino il cosiddetto "fair use" (l'uso leggittimo personale nell'utilizzo di software, musica, immagini, video, ecc.) e prevedano forme di licenza sempre più versatili che tengano conto dell'interesse collettivo alla circolazione dei saperi, ma anche il riconoscimento e la valorizzazione di una cultura della privacy e della sicurezza informatica che metta al centro l'utilizzo consapevole ed "aperto" piuttosto di risolvere il problema con l'acquisto dell'ultimo pacchetto software chiuso che promette sicurezza assoluta fino a quando non verrà scoperta la prossima falla. Sulla stessa scia si muovono le proposte di telematica critica nate in rete per fornire strumenti di comunicazione alle comunità interessate alla promozione di questi diritti, ad una rete libera piuttosto che gratuita, che permette con costi minimi un livello di autogestione accettabile e coerente con i principi espressi. Un elenco interessante a livello mondiale è su www.riseup.net. Per quanto riguarda l'Italia ci sono gli esempi di:

Il costo di ognuno di questi progetti è la possibilità di avere un'altra rete internet libera e democratica possibile.

ComoDino: ProgettoComodino/DocumentiContributi/InternetGratuito (l'ultima modifica è del 2008-05-12 15:41:21, fatta da localhost)